Le cose Problematiche – Terza puntata: Dafne e Io

Matilda e Agua vi danno un caldo benvenuto a questo terzo incontro degli amanti della mitologia anonimi.

Iniziamo facendo un piccolo ripasso di cosa era successo alla fine della scorsa puntata: Giove insoddisfatto dal suo ultimo progetto – l’umanità – distrugge tutto con un bel diluvio. Deucalione e Pirra si occupano di ricreare uomini e donne, mentre gli animali vengono generati spontaneamente dalla terra. Tra questi, alcuni ancora in parte di fango, nascono anche dei mostri come Pitone, gigantesco serpente, che oltre a ricordarci un’intramontabile hit di Donatella Rettore, ci ha fatto venire in mente Jormungand, uno dei figli di Loki. Secondo la mitologia norrena questo enorme serpente avvolgerebbe la terra con le sue spire e durante il Ragnarok combatterà a fianco dei fratelli, il gigantesco lupo Fenrir e la regina dei morti Hel. Pitone, essere spaventoso, viene quindi ucciso dal dio Febo. Ma chi è Febo

Gringoire: E' latino, detto tra noi
                Febo è il sole e adesso lo sai

Esmeralda: Febo per me è il sole

Il dio del sole, dopo aver reso quella povera bestia un colapasta, si va a vantare della vittoria con Cupido. 

Che cosa vuoi fare, fanciullo smorfioso, con armi così grosse?

Mascolinità tossica e dove trovarla. In ogni modo, caro Febo, questa non è stata proprio un’idea geniale, perché come Cupido si premura di farti sapere le sue frecce possono trafiggere anche un dio. Il figlio di Venere non ci pensa infatti due volte a vendicarsi, tirando fuori dalla faretra due frecce di opposto potere e facendo innamorare, non ricambiato, Febo di Dafne. La ragazza infatti rifiuta il matrimonio, e il padre insiste nel dirle che gli deve un genero e dei nipoti. Tipo la nonna alla cena di Natale che ti chiede “ma lə fidanzatinə?”, a parte che sono affari miei, ma poi caro genitore/parente non vi dobbiamo niente! Non siamo stati creati per essere il bastone della vostra vecchiaia, non potete veramente pensare di essere ripagati dei vostri sforzi per farci crescere (che per altro nessuno vi ha chiesto di fare), con il nostro futuro. Su questo e altri aspetti legati all’affettività vi rimando all’account di TikTok di @mariabeatrice_. Dafne chiede al padre di essere lasciata libera, in perpetua verginità come Diana, però ci dice Ovidio:

Ma è questa tua bellezza, o Dafne, che non permette che tu rimanga come vorresti, il tuo bell'aspetto non concilia col tuo desiderio.

Quindi se sono brutta posso rimanere vergine? Il discorso è estremamente maschilista, ancora una volta un uomo dice a una donna cosa può o non può fare: se è bella deve aspettarsi che qualcuno provi a molestarla e dall’altro lato, se è brutta invece rimarrà sola per sempre perché nessuno la vorrà mai. Tutto deve adattarsi al piacere degli uomini: Febo, infatti, ardendo di passione osserva i capelli scompigliati di Dafne e pensa a come sarebbero belli se solo li pettinasse. Non vi suona vagamente familiare? Un po’ come “saresti più carina se sorridessi di più”. Febo prova a trattenere Dafne parlandole: 

Non t’inseguo per farti del male. Aspetta, ninfa! Così l'agnella davanti al lupo, così la cerva davanti al leone, così le colombe con ali trepidanti fuggono davanti all'Aquila: così ciascuna davanti al suo nemico. Ma io ti inseguo per amore! 

Così il leone si innamorò dell'agnello. Che agnello stupido, che leone pazzo e masochista. 

I riferimenti culturali che non ti aspetteresti mai da Stephanie Mayer. Il dio sembra preoccuparsi della sua salvezza e le chiede di correre più piano, poi tira fuori il più quattro di uno, la carta del “tu non sai chi sono io”. Lui non è un contadino o un pastore ma bensì un dio. Ma una volta non si usava dire “se ami qualcuno lascialo andare”? E invece Apollo insiste dicendo che prevede il futuro, suona la cetra, la sua freccia è infallibile e ha inventato la medicina. Qui siamo più sul “prendi una donna e trattala male”.

Ahimè, però, che non c'è erba che guarisca l'amore, e la scienza che giova tutti non giova al suo signore! 

Dafne continua però a scappare e Febo, che non ha più la pazienza di perdersi in lusinghe, decide di inseguirla “ansimandole sui capelli sparsi sul collo”. La ragazza stremata chiede al padre, il fiume Peneo, di trasformare la sua figura, lui acconsente trasformandola in alloro, pezzettino per pezzettino. Il dio comunque non demorde: 

Anche così Febo la ama, e poggiata la mano sul tronco sente il petto trepidare ancora sotto la corteccia fresca, e stringe fra le braccia i rami, come fossero membra, e bacia il legno, ma il legno si sottrae ai suoi baci. E allora dice: «poiché non puoi essere moglie mia, sarai almeno il mio albero. O alloro, sempre io ti porterò sulla mia chioma, sulla mia cetra, sulla mia faretra.» […] Qui Febo tacque. L’alloro annuì con i rami appena formati, e agitò la cima, quasi assentisse con il capo. 

Si passa poi a narrare il mito di Io, un’altra ninfa figlia di un fiume, l’Inaco. Giove si era innamorato di lei e le chiede di appartarsi con lui tra i boschi, un po’ come Johnson che chiede a Minnie di andare a cogliere le more in Fanciulla del West. Anche Giove usa il più quattro del “tu non sai chi sono io”:

Addentrati tranquilla nel folto, che sei protetta da un Dio, e non da un deuccio qualunque, ma da me, che tengo nella grande mano lo scettro del cielo, da me, che scaglio i fulmini errabondi. 

È una velata minaccia? Giustamente Io decide di fuggire, ma Giove si trasforma in nebbia per “rapirle il pudore”, quindi la stupra. Gli dei non hanno ben chiaro cosa sia il consenso, quindi ci pare il caso di spiegarlo in due parole: tutte le parti coinvolte in un atto sessuale devono essere convinte di quello che stanno per fare. Il consenso deve essere reversibile, informato, dato liberamente, entusiasta, specifico. Qui di seguito vi lasciamo alcuni link utili: di nuovo un TikTok di @mariabeatrice_ che parla di consenso, un articolo di Amnesty International sulle leggi riguardanti la violenza sessuale, e le indicazioni del Ministero della Salute su cosa fare e a chi rivolgersi in caso di violenza. Speriamo che siano cose che non vi serviranno mai nella vita, ma per essere realistiche è sempre bene essere informatə. Giunone accorgendosi di quello strano fenomeno atmosferico, intuisce che il marito ne stia facendo una delle sue.

E si guardò intorno per vedere dove fosse suo marito, ben conoscendone le scappate e avendolo colto in flagrante tante volte; e poiché non lo trovò in cielo, o mi sbaglio o siamo tradite (Aut ego fallor, aut ego laedor), disse, e calata giù dall'alto del cielo si posò sulla terra e ordinò alle nebbie di dileguarsi.  

Giove, per non essere colto sul fatto, trasforma Io in una giovenca, e fa finta di non conoscerla. La mucca era però comunque molto bella: bos quoque formosa est. Giunone chiede al marito di regalargliela. Quid faciat?

Che fare? Sarebbe crudele consegnare l'amata; non farlo, sarebbe sospetto. Da un lato la vergogna consiglia di sì, dall'altro l'amore consiglia di no. E la vergogna stava quasi per essere vinta dall'amore, ma se, a colei che era sua sorella e moglie, avesse rifiutato la vacca - un dono così insignificante -, c'era il rischio che si capisse che non era una vacca.

Vacca negaretur, poterat non vacca videri.  

Così la dea ebbe in dono la rivale, ma non per questo smise di temere, e stette in ansia che Giove gliela riportasse via di nascosto finché non l'affidò ad Argo, figlio di Arestore, perché la sorvegliasse. 

Argo è un mostro con cento occhi che si riposano a due per volta e che può quindi sempre controllare la povera Io, sconvolta dalla sua trasformazione, che resta intimorita dal suo muggito. Riesce comunque a ritrovare il padre e le sorelle e a raccontare la sua storia scrivendo con le zampe. Il padre rimane sconvolto, perché, povera stella, ora avrà come genero e nipote un bue. E non può neanche mettere fine alle proprie sofferenze uccidendosi, perché essendo un dio non può morire. Citando Ron, dovrebbe un attimo rivedere le sue priorità.

Giove in pena per l’amata, chiede a suo figlio Mercurio di uccidere Argo. Lui si traveste da pastore e prende con sé una verga che induce il sonno. È un po’ Sandman, Harry Potter e fatina della bella addormentata messi insieme. Argo sembra felice di avere compagnia e i due cominciano a chiacchierare. Per farlo addormentare Mercurio gli racconta la storia dell’invenzione della zampogna. Siringa, Naiade votata alla castità, viene insidiata da Pan. Lei fugge e, arrivata ai pressi di un fiume, chiede di essere trasformata e diventa quindi un ciuffo di canne palustri. Pan sospirando tra le canne produce un suono delicato e decide quindi di creare uno strumento musicale con esse. “Ecco come continuerò a stare in tua compagnia!”. Nemmeno trasformate le ragazze vengono lasciate in pace. Tre storie e tre ragazze vergini che vogliono mantenere la propria verginità, mentre gli uomini tentano in tutti modi di approfittarsi di loro.  

Argo si addormenta a metà racconto e Mercurio ne approfitta per tagliargli la testa. Giunone raccoglie gli occhi di Argo e li fissa sulle penne del pavone, animale a lei sacro. In preda all’ira scaglia le erinni contro Io, costringendola a “correre atterrita per tutto il mondo”. 

Per chi non lo sapesse: nella mitologia classica, le Erinni sono divinità messe in relazione con il mondo sotterraneo. Figlie della Terra o della Notte, puniscono chi viola l’ordine morale e vendicano i delitti di sangue. Si dice siano nate dal sangue di Urano e l’iconografia è quella di una divinità cacciatrice munita di serpi, talora alata.

Io arriva infine sulle sponde del Nilo e si rivolge al cielo in cerca di aiuto. Giove getta le braccia al collo della moglie pregandola di liberare Io, promettendole di essere fedele. La povera vacca torna finalmente ad avere una figura umana e diventa la dea Iside.  

Concludiamo dando a Giunone un consiglio, o meglio, lasciamo che sia la Carrà, da dea a dea, a farlo: lascia quel troccolone di Giove, che tanto di sicuro “ne trovi un altro più bello che problemi non ha”.

Grazie per l’attenzione, alla prossima! Mi raccomando rimanete idratati e non uscite nelle ore più calde. A presto.

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