Le cose Problematiche – Quarta puntata: Fetonte e Callisto

Ciao ascolta-lettorз del nostro cuor, come state? Spero siate riusciti a superare il caldo tremendo degli ultimi giorni.

Dove eravamo rimasti? La povera Io era stata violentata, trasformata in una mucca, controllata da Argo, mostro dai cento occhi e successivamente rincorsa dalle Erinni. Quando finalmente riesce a tornare umana dà alla luce Epafo, figlio di Giove, che come al solito non usa il preservativo. Il giovane è coetaneo di Fetonte, figlio anche lui di un dio: il Sole. Un giorno Fetonte si vanta del padre e Epafo gli risponde:

Sciocco, tu credi a tutto quello che ti dice tua madre, e vai tronfio di un padre immaginario.

Fetonte, rimasto basito dall’insulto, chiede alla madre se la calunnia sia vera ma lei smentisce. Lo spinge poi a chiedere direttamente a suo padre e quindi lui parte per andare dove il sole sorge. Così, con Hercules che canta “Ce la posso fare”, finisce il primo libro. Il secondo si apre con una descrizione della reggia del Sole e dalla porta decorata da Vulcano con divinità marine e terrestri e le costellazioni: 

Dòride con le sue figlie, di cui alcune si vedono nuotare, altre star sedute su scogli ad asciugarsi i capelli, qualcuna a navigare in groppa a un pesce

Un po’ tipo le porte di San Pietro decorate con le sirene di Peter Pan (noi volevamo solo affogarla!). Fetonte arriva dunque al cospetto del padre, di cui non riesce a mantenere lo sguardo per il troppo risplendere. E di nuovo ci parte la Rettore, probabilmente dovremmo finirla. Accanto al Sole siede il Giorno, il Mese, L’Anno, i Secoli, le Ore insieme alla Primavera, all’Estate, l’Autunno e l’Inverno. La sala era parecchio affollata. Il ragazzo chiede al padre di dargli una prova della loro consanguineità e lui promette di concedergli tutto ciò che desidera. Fetonte domanda quindi di poter guidare il suo carro e il padre, pentendosi della sua promessa, tenta in ogni modo di convincerlo a desistere dall’impresa. Gli spiega che nemmeno Giove in persona potrebbe riuscirci e lui, che è solo un giovane mortale, non riuscirà mai a trasportare il carro e i cavalli imbizzarriti attraverso il cielo. La strada è impervia e dovrebbe passare attraverso le figure mostruose che costituiscono le costellazioni, mentre “il cielo gira vorticosamente trascinando le alte stelle e facendole turbinare”. L’amor che move il sole e l’altre stelle, come diceva Dante. 

Stai dunque attento, figlio, perché non sia proprio io a farti un favore funesto, e finché siamo in tempo cambia la tua richiesta! Per credere di essere sangue del mio sangue tu vuoi, è vero, una prova sicura. La prova sicura è questo mio timore, il mio paterno sgomento dimostra che sono tuo padre.

Ma fetonte vuole a tutti i costi guidare il carro d’oro e non appena Lucifero lascia per ultimo il cielo, il ragazzo viene preparato per il suo viaggio. Lucifero è il nome storicamente attribuito al pianeta Venere, la stella del mattino, che sorge verso est all’aurora, poco prima dell’apparire del Sole. In quanto anticipatore della luce solare, il pianeta venne chiamato Lucifero, dal latino «portatore di luce». I cavalli, che sono un po’ delle renne di Babbo Natale, vengono attaccato al carro, il padre spalma una sorta di crema solare la faccia del figlio e gli mette in testa la corona di raggi. Prova a dargli qualche ultimo consiglio:

E perché il cielo e la terra ricevano pari e giusto calore, non spingere in basso il cocchio e non lo lanciare troppo in alto nel cielo. Spostandoti troppo verso l’alto, bruceresti le dimore celesti; verso il basso la terra.

Angosciato per la sua sorte lo lascia però comunque andare. Ovviamente il ragazzo non è in grado di guidare il carro e i cavalli cavalcano dove vogliono. Tutto comincia a prendere fuoco, dalle nuvole alla terra. 

Dicono che fu allora che il popolo degli Etiopi, per l’affluire del sangue a fior di pelle, divenne di colore nero; fu allora che la Libia, evaporati tutti gli umori, divenne un deserto; allora le ninfe con i capelli scompigliati piansero la scomparsa delle fonti e dei laghi.

Questo suona solo a noi un po’ razzista e ventennio fascista? Oltre al fatto che la Libia ci fa venire in mente il breve passato coloniale italiano e la conquista dello scatolone di sabbia, citando Gaetano Salvemini. Tornando a Ovidio, Fetonte è decisamente la causa dei cambiamenti climatici e di questa estate assurdamente calda.

Dappertutto il suolo si spacca e attraverso gli squarci la luce penetra nel Tartaro atterrendo il re degli inferi e la sua consorte 

I fiumi e i mari si ritirano più possibile all’interno della terra, che martoriata si rivolge agli dei:

Così ricambi, così ricompensi la mia fertilità e i miei servigi, io che sopporto i tagli dell’aratro adunco e dei rastrelli e mi affatico tutto l’anno, io che fornisco foglie per il bestiame e messi, alimenti pacifici, per il genere umano, e anche incenso per voi, sì, per voi. 

Detto questo chiede a Giove pietà. Il padre degli dei scaglia allora un fulmine contro Fetonte uccidendolo e distruggendo il carro. Dopo averlo reso come un coriandolo (cit carnevalesche necessarie), il corpo incenerito di Fetonte cade nel Po e le Nàiadi lo seppelliscono. Il padre nasconde il volto tra le mani, la madre Climene e le sorelle, le Eliadi, vanno alla ricerca del sepolcro di Fetonte per piangerlo. Dopo quattro mesi di lutto, le sorelle vengono trasformate in alberi che secernono ambra. Ovidio non ci dice in quali alberi si trasformino, l’internet però ci informa che di solito l’ambra viene prodotta da conifere. La madre si dispera, correndo da figlia a figlia dispensando baci finché possibile.

Non basta: tenta anche di strappar fuori i corpi dai tronchi, e con le mani spezza rami teneri. Ma da questi stilano gocce sanguigne, come da ferite. «no, ti prego, madre! – gridano quelle per la sofferenza. – No, ti prego! Nell’albero si strazia il nostro corpo.» 

Cicno, parente di Fetonte assiste alla scena e subisce anche lui una metamorfosi:

Cicno diventa cigno, un uccello nuovo; non si fida a levarsi nel cielo verso Giove, quasi memore del fulmine che questi scagliò spietatamente: cerca gli stagni e i laghi spaziosi, e odiando il fuoco, preferisce frequentare i fiumi, che sono il contrario delle fiamme.

Febo, sconvolto per la morte del figlio decide di non solcare più i cieli con il suo carro. 

E se nessuno si presta, se tutti gli dei riconoscono di non esserne capaci, che lo guidi Lui! Così almeno, occupato a provare le mie redini, lascerà una buona volta i fulmini che ammazzano i figli della gente. Allora si accorgerà, constatando direttamente la furia dei cavalli dai piedi di fuoco, che non merita di morire chi non riesce a guidarli bene. 

Gli dei si stringono intorno a lui pregandolo di non lasciarli al buio e lo stesso Giove gli porge le sue scuse per la morte del figlio, mischiandole però poi insieme alle minacce per convincerlo. Il Sole riprende quindi le redini dei suoi cavalli dando a loro la colpa della morte di Fetonte.

Giove si assicura che le mura del cielo siano ancora ben salde e poi si mette a ricostruire le fonti e i prati dell’Arcadia. Dato che mitologia chiama altra mitologia, accenniamo ad altre mura divine: quelle di Asgard. Odino affida la loro costruzione ad uno sconosciuto che promette di farle il più alte e forti possibile, in cambio del sole, della luna e della bella dea Freya. Sarà Loki a risolvere la situazione con uno dei suoi soliti tranelli. Comunque, mentre Giove è intento a ricostruire l’Arcadia, si prende una sbandata per Callisto, vergine seguace di Diana e figlia di Licàone. Sì, il tizio trasformato in lupo per aver tentato di dare da mangiare al re degli dei un essere umano. La ragazza dopo una caccia si era addentrata in un bosco per riposare. 

Appena Giove la vide così stanca e indifesa, disse tra sé: «Di questa scappata almeno, mia moglie non saprà nulla. Ma anche se poi lo venisse a sapere, oh, prendersi degli improperi vale la pena, e come!» 

Quindi, senza pensarci due volte, la segue trasformandosi in Diana e, avendola ingannata, la stupra. (Il consenso che cos’è? Qui di certo non ce n’è – stacchetto musicale) 

[Giove] La bacia in modo veramente un po’ violento, non come dovrebbe fare una vergine. [..] Lei sì ribella, si, quanto almeno può fare una donna (se tu la vedessi, Giunone, saresti più comprensiva!) […] Lei non vuol più vedere quel bosco, quegli alberi che sanno.

Callisto si riunisce al corteo di Diana, tentando di nascondere quello che le è successo.

Ahi, quanto è difficile non tradire la colpa col viso! […] arrossendo fa trasparire l’offesa fatta al suo pudore.  

Di quale colpa stiamo parlando? Perché di certo non è sua. Dopo nove mesi Diana, durante il bagno in una fonte in mezzo al bosco, scopre la sua gravidanza e la caccia. 

Col corpo nudo si scopre anche la colpa. «via di qui! – grida Diana Cinzia; - non profanare questa fonte sacra!» e le ordina di lasciare il suo seguito.

Era molto brava Callisto a nascondersi o si sono fatte un solo bagno in nove mesi? Non siamo sicure di volerlo sapere. Lei dà alla luce un bambino: Arcade. Giunone furiosa (ma non con il marito, come sarebbe giusto) decide di vendicarsi della rivale e la trasforma in un’orsa. La Disney deve essersi evidentemente ispirata sia per Ribelle che per Koda fratello orso. Arcade, anni dopo, durante una caccia incontra la madre ma non riconoscendola tenta di ucciderla. Giove ferma l’omicidio e trasforma madre e figlio in due costellazioni. Non che si sia giustamente premurato di chiedere alla povera donna se non avrebbe preferito ritornare umana e occuparsi del figlio adolescente, invece di essere inserita nel firmamento. Giunone fuori di sé per l’affronto subito si rivolge a Teti e a Oceano: 

Respingete quella costellazione accolta in cielo come prezzo di un adulterio, in modo che la sgualdrina non si immerga nelle acque pure.

Sgualdrina ci chiamerai tua mamma Giunone, permetti eh. Loro acconsentono, e se come me non avete capito di cosa siano parlando, state tranquilli che il magico internet ci viene ancora una volta incontro con le sue spiegazioni scientifiche. L’Orsa Maggiore e l’Orsa Minore, le due costellazioni in cui vengono trasformati Callisto e Arcade, sono dette circumpolari, rimangono cioè sempre fisse in uno stesso punto sopra l’orizzonte senza mai tramontare.

Con questo piccolo inserto di Focus vi salutiamo e vi diamo appuntamento alla settimana prossima. Fate attenzione quando attraversate la strada, mi raccomando. Ciao ciao 👋

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...