Le cose Problematiche – Sesta puntata: Cadmo e l’ira di Giunone

Buonasera egregi ospiti, vi diamo il benvenuto alla questa nuova puntata sperando che abbiate trascorso una piacevole settimana

Alla fine del secondo libro Europa era stata rapita da Giove trasformatosi in toro. Il padre della ragazza, il re fenicio Agènore, non potendosi rivolgere a Chi l’ha visto?, manda il figlio Cadmo a cercarla “minacciando di esiliarlo se non l’avesse trovata, spietato per il troppo affetto.” Dopo averla cercata ovunque inutilmente, perché dice Ovidio “chi potrebbe scoprire un’avventura segreta di Giove?” beh sua moglie ad esempio?, Cadmo per evitare l’ira paterna chiede a Febo, che nel tempo libero fa pure l’oracolo, in che terra fermarsi. 

In una campagna deserta – disse Febo – incontrerai una vacca che non ha mai conosciuto il giogo, non ha mai tirato l’aratro ricurvo. Seguila per dove ti guiderà, e nella pianura in cui si adagerà costruisci delle mura e chiama Beozia quella regione.

Ovidio e la sua insana passione per le mucche e il “ma io veramente stavo solo cercando mia sorella…”. Cadmo segue le indicazioni e felice per quella nuova possibilità (sogno americano?) Decide di ringraziare Giove con un sacrificio. Manda quindi i servitori a prendere l’acqua. I servitori? Serio? Questo è partito all’avventura con tutta la banda? Sceme noi a pensare che fosse andato da solo, cavalcando verso il tramonto con musica epica in sottofondo. Li vicino, si trovava una foresta antica e in una grotta con una fonte vive rintanato un serpente mostruoso, figlio di Marte. Di nuovo un serpente figlio di un dio, ancora Jormungand? Oppure, citando dalla nostra infanzia, è il Pokémon Gyarados. Li si recano i Fenici per riempire le anfore ma in una scena da film Horror vengono uccisi dal mostro che “è grande quanto il serpente che separa le due Orse”. Di nuovo un riferimento alle costellazioni, in questo caso Ovidio parla di quella del Dragone.

Il drago doveva aver mangiato pesante, ma si sa le cipolle sono buone. Cadmo preoccupato dal ritardo dei suoi si mette a cercarli, vestito di pelle di leone, un po’ come Ercole, armato di lancia, dardo e soprattutto “più forte di qualsiasi strumento, il coraggio”. È l’uomo tigre. Si addentra nel bosco e trova i cadaveri sovrastati dal serpente “Che vincitore leccava le macabre ferite con lingua lorda di sangue”. Prova a lanciargli un masso ma il mostro, pur colpito, non sembra subire danni (Suona molto D&D come cosa). Cadmo riesce a piantare il dardo nelle sue viscere, lanciandolo tra le squame. Il mostro lo rompe ma la punta rimane conficcata, e per questo, infuriato contrattacca.

Questa storia ci ha fatto venire in mente un altro mito, posteriore a Ovidio: Androclo e il leone. Androclo era uno schiavo, che fuggito da Forum Cornelii (l’odierna Imola), si rifugia in una grotta in Africa. Sì, proprio lì a due passi. In questa grotta incontra un leone, sofferente a causa di una spina di rovo conficcata nella zampa. L’uomo lo cura e i due diventano amici. Androclo viene catturato dai soldati romani, rimpatriato e condannato al supplizio ad bestias. La fiera che deve affrontare altri non è però che il suo amico leone, il quale invece di ucciderlo gli lecca le mani in segno di riconoscimento. L’imperatore grazia lo schiavo e l’animale che, leggenda vuole, girino insieme per le vie della città eterna.

Tornando a Cadmo e il suo drago, l’uomo riesce a farlo indietreggiare fino a una quercia dove poi lo infilza con la lancia. Mentre il vincitore osserva il vinto, una voce sconosciuta che non si sa da dove venga dice “che stai a guardare il serpente ucciso, o figlio di Agènore? Anche tu sarai guardato serpente” Cadmo rimane terrorizzato. Dal cielo poi appare Pàllade Atena che gli ordina di seppellire i denti di drago nella terra per dare vita a un nuovo popolo. Ci ha ricordato Harry potter e il basilisco. Lui obbedisce e come zombie armati di tutto punto degli uomini escono dalla terra. Erano nascosti li sotto come l’esercito di terracotta dell’imperatore Qin Shi Huang?

Così, quando nei teatri festosi si solleva il sipario, si vedono salire le figure: prima mostrano il volto, poi a poco a poco il resto, finché, continuando placidamente a snodarsi, appaiono intere, con i piedi che poggiano sul bordo del palco.

Una nota del testo ci informa che nei teatri romani il sipario veniva alzato a fine spettacolo e le figure rappresentate apparivano piano piano dalla testa in giù. Cadmo spaventato dal nuovo nemico sembra volerli attaccare ma uno di loro lo intima di non immischiarsi nella loro guerra civile. Infatti gli uomini cominciano a uccidersi e solo cinque di loro sopravvivono, tra cui Echìone che ammonito da Atena getta a terra le armi e fa pace con i fratelli. Insieme a loro Cadmo fonda Tebe.

Cadmo poteva dirsi felice della sua vita ma, ci dice Ovidio “è proprio vero che bisogna sempre aspettare l’ultimo giorno, aspettare la morte e il funerale, prima di dire che uno è stato felice.” Infatti a uno dei suoi nipoti crescono delle strane corna per un errore, ma non come quelle di Horns, il film con Daniel Radcliffe, come vedremo. Atteone, dopo una lunga caccia, propone ai suoi compagni di fare una pausa. Nel bosco, su quello stesso monte, Diana “succinctae” era solita fare il bagno. Il ragazzo per puro caso si trova a passare di lì e le ninfe urlando e battendosi il petto corrono a coprire la dea. “Quel colore purpureo che prendono le nuvole contro cui si rifrange il sole, o che ha l’aurora, quel colore apparve sul volto di Diana sorpresa senza la veste.” 

La mitologia richiama sempre altra mitologia, e questa scena ci ha fatto venire in mente Vikings, in particolare il personaggio di Aslaug che viene ripreso dalle storie norrene. Citando Wikipedia: durante un bagno Aslaug venne notata dagli uomini del re leggendario di Danimarca Ragnarr Loðbrók, i quali restarono sconcertati per la sua bellezza tanto da bruciare il pane che stavano cuocendo. Interrogati dal Ragnarr, raccontarono della ragazza che suscitò curiosità nel re appena rimasto vedovo della seconda moglie Þóra. Questi la convocò sulla sua nave e, per mettere alla prova la sua intelligenza, le chiese che: «…la voglio né vestita né nuda, né sazia né affamata e che venga né sola né accompagnata da alcuno.» Kráka allora andò al cospetto del re vestita di una rete da pesca, mentre mordeva un porro e accompagnata da un cane. Nella versione televisiva al posto del porro si presenta con una mela. 

Diana non avendo le frecce a disposizione bagna il ragazzo e lo sfida a raccontare a qualcuno di averla vista senza veli. Atteone viene trasformato in un cervo e fugge, non sapendo bene cosa fare, e all’improvviso, avvistato dai suoi fedeli cani, viene inseguito. Lui prova a parlare ma dalla sua bocca non escono parole, viene raggiunto e azzannato dai cani che non lo riconoscono.  

E a quanto si dice, l’ira di Diana che porta la faretra non fu sazia che quando, per le moltissime ferite, gli finì la vita

I giudizi se sia stata o meno una punizione severa si sprecano, Giunone però al di là di questo è felice che il casato di Agènore sia stato colpito da una tale tragedia per l’odio che prova per entrambe le rivali. Sì, perché oltre a Europa, Giove che non ha ben chiaro cosa si intenda con l’espressione “farsi una famiglia”, ha per amante, questa volta apparentemente consensuale, Semele, che è incinta. 

Giunone si comportò in modo degno di una vergine austera. (severa virginitate) […] Ed affila la lingua per litigare, ma: «che ci ho ricavato però, - dice- le tante volte che ho litigato? Colpirla direttamente, devo! Sì, la distruggerò, quanto è vero che mi chiamo Giunone la suprema, che mi si addice tenere nella destra lo scettro sfavillante di gemme, che sono regina e sorella e moglie di Giove, sorella almeno sì. Ma forse costei si accontenta di un'avventura furtiva e l'oltraggio al mio matrimonio è passeggero. Macché! È incinta! (concipit! Id deerat!) Ci mancava anche questo, e va in giro con l’utero pieno mettendo in mostra la colpa e vuole essere madre soltanto grazie a Giove, cosa che a malapena ho ottenuto io. Tanto confida nella propria bellezza! Illusa! Non sarò più la figlia di Saturno, se non finirà nelle acque dello Stige travolta proprio dal suo Giove!»

Giunone, scusaci ma… cosa vuol dire “che a malapena ho ottenuto io?”. Vogliamo i retroscena, perché questi due i figli li hanno. Anche se sono i figli del rancore, perché abbiamo: Marte, il dio della guerra; Ennio, che personifica l’urlo furioso della battaglia; Vulcano, dio del fuoco; Eris, dea della discordia; Ilizia che provoca i dolori del parto. Fatti due conti, questo non doveva essere il matrimonio più felice del mondo. Comunque tornando a noi, Giunone come la matrigna di Biancaneve si trasforma in una vecchia, la nutrice di Semele. Invece di offrirle una mela, le offre un consiglio altrettanto velenoso: “ti auguro che sia proprio Giove, ma io non mi fido mai. Tanti, spacciandosi per dei, si insinuano nei letti pudichi.” Le propone quindi di chiedere a Giove di provargli il suo amore mostrandosi nella sua vera forma. La giovane sobillata dalla dea chiede all’amato di farle un dono, senza però specificare la richiesta (un po’ come Fetonte). Il dio promette di darle tutto quello che vorrà e lei quindi gli chiede di mostrarsi nella stessa forma con cui si congiunge a Giunone. Giove geme perché sa che, se lo facesse la ucciderebbe, ma “né lei può più ritirare la richiesta, né lui il giuramento.” Diteci che anche voi avete pensato alle remore di Edward Cullen a consumare il matrimonio con Bella per paura di farle del male e che non siamo solo noi le persone malate.

Tristissimo Giove sale al cielo e raduna le nubi, i lampi misti ai venti, i tuoni e i fulmini. Cerca il più possibile di togliersi forza ma lei non riesce comunque a sopportare tanta potenza “e quel dono nuziale la incenerisce”. Ancora una volta ci chiediamo quali siano i retroscena dei rapporti sessuali tra Giove e Giunone. I fulmini che ruolo hanno? Ci spieghiamo perché i figli siano così rancorosi. Dal corpo carbonizzato di Semele viene estratto un bambino non ancora del tutto formato, che il dio si cuce in una coscia per portare a termine il concepimento. Il bambino è Bacco “generato due volte”, che ci ha fatto venire in mente la profezia fatta a Macbeth, che nessun uomo nato da una donna potrà fargli del male: “none of woman born / Shall harm Macbeth”. Il bambino, come ogni creatura nata da un amore fedifrago di Giove, viene nascosto e cresciuto dalla zia Ino e dalle ninfe. 

Così si conclude la puntata, vi salutiamo e vi diamo appuntamento alla prossima settimana. Cordiali saluti. Non mettetevi alla guida se avete bevuto.

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