Le cose Problematiche: Decima puntata – Il banchetto di Penteo

Buonsalve gente, finalmente eccoci qui! Questa puntata è stata sudatissima e molto sofferta, speriamo che settimana prossima vada meglio.

Avvertimento: questa puntata è particolarmente splatter! Se siete sensibili saltatela, andatevi a rileggere le precedenti o aspettate la prossima. Infatti abbiamo scoperto la grande passione di Ovidio per il gore. Evidentemente pure lui è un grande fan di Squid Game. Ma a che punto eravamo rimasti? Avevamo concluso la scorsa puntata con il matrimonio di Perseo, che aveva salvato Andromeda (sua moglie) dal mostro marino. Al banchetto si era poi messo a raccontare le sue avventure con Medusa, quando ad un certo punto, nell’atrio della reggia, si sente un clamore che inneggia alla rissa. In pratica quello che succede tutte le sere in un comune pub inglese. A capo della banda di scellerati c’è Fineo che agita una lancia di frassino (aveva paura di incontrare un vampiro per la via?) dalla punta di bronzo e grida di essere lì per vendicarsi. Rivolgendosi a Perseo infatti spiega: “Tu mi hai carpito la sposa, ma né le ali né Giove trasformato in falso oro sottrarranno te a me”. Non è tutto oro quel che luccica. Cefeo, il padre di Andromeda, tenta di far ragionare il fratello. Ebbene sì, Fineo voleva sposare sua nipote e tra tutti i possibili incesti questo è quello che trovo più disturbante. Cefeo dice insomma al fratello che è solo grazie a Perseo se la figlia è ancora viva e che per questo dovrebbe ringraziarlo e non ucciderlo. Che se la prendesse con le Nereidi e con Ammone che in primo luogo aveva imposto quella dura punizione alla figlia.

Tu hai perso Andromeda nel momento in cui fu deciso che doveva morire – a meno che tu non sia così crudele da voler proprio questo, che essa muoia, e da consolarti col mio lutto! […] Addirittura ti dispiace che uno l'abbia salvata e vuoi strappargli la ricompensa? Se questa ti sembra eccessiva, dovevi andartela a prendere su quello scoglio sul quale era esposta! […] Cerca di capire che è stato preferito non a te, ma ad una morte sicura!

Ma Fineo crede che se Andromeda non può essere sua allora nessun’altro può averla, quindi scaglia la lancia contro Perseo, ma sbaglia la mira e colpisce il divano. No dai cazzo, era nuovo! L’avevano appena cambiato! Perseo è un artigiano della qualità e quindi beato chi se lo fa il sofà. L’eroe riscaglia indietro la lancia, ma anche lui fa cilecca perché Fineo si nasconde dietro l’altare e si salva. A prenderla piena in fronte è Reto “che cadde e, strappatosi il ferro dall’osso, scalciò e spruzzò di sangue la tavola imbandita”. La festa si trasforma nelle Nozze Rosse: c’è chi vuole uccidere il re e suo genero, ma Cefeo era fuggito giurando che quello che stava accadendo andava contro la sua volontà. “La bellicosa Pallade comparve, a proteggere con la sua egida il fratello Perseo e ad infondergli coraggio”. Questa frase ha due interpretazioni: o è la mamma che quando vede il sangue arriva a placare gli animi, oppure Atena appena sente parlare di rissa non sa resistere e scende pure lei a menare le mani. A voi la scelta.

Alla festa partecipava un bellissimo ragazzo indiano di nome Ati, nipote del fiume Gange. Tè Ati. Di soli sedici anni (è una principessa Disney) era abbigliato in modo sfarzoso, con un mantello bordato d’oro, monili al collo e un diadema sui capelli bagnati di mirra. Era molto abile nell’uso del giavellotto e dell’arco, la stessa arma che stava utilizzando in mezzo a quella ressa, (cosa che ci ha fatto pensare al tipo che in Norvegia ha ucciso cinque persone con arco e frecce) “quando Perseo lo percosse con un tizzone fumante preso dal centro dell’altare fracassandogli il cranio e sfigurandogli il volto”. OK. Licabante, compagno inseparabile di Ati, di cui non faceva mistero di essere innamorato, (un po’ tipo Achille e Patroclo, cosa che ci ha ricordato la canzone di TikTok dove si dice che gli storici chiamino gli amanti amici, coinquilini o compagni) piange sull’amico; poi afferra il suo arco e prova a colpire Perseo, ma la freccia rimane impigliata nei suoi abiti, senza ferirlo. Perseo gli caccia in petto la sua famosa scimitarra, la stessa che aveva usato contro Medusa. “E Licabante, morente, con gli occhi che galleggiavano in una tenebra cupa si voltò in giro alla ricerca di Ati, e si abbandonò sul suo corpo, e si portò tra le ombre il conforto di essere morto con lui”.

Forbante di Siene e Anfimedonte della Libia sono smaniosi di combattere ma scivolavo sul sangue “che per gran tratto inzuppava e intiepidiva il terreno”. SCIVOLANO SUL SANGUE. Come su una buccia di banana. Cosa sono la linea comica? Tentano di rialzarsi ma gli viene impedito dalla spada di Perseo che la ficca a uno in gola e all’altro nelle costole. Non usa invece la spada per uccidere Erito, “che brandiva una scure dalla larga lama a tue tagli”. Di nuovo Ovidio ci offre informazioni non richieste sulle armi, come se si stesse giocando a D&D. Perseo solleva invece con entrambe la mani un’enorme coppa decorata e gliela sbatte addosso. “Quello vomitò un fiotto di sangue rosso e rovesciato all’indietro picchiò e ripicchiò la terra con la nuca morente”. BOIA. Perseo abbatte un mucchio di altra gente “calpestando mucchi sempre più alti di moribondi”.

Fineo non ha il coraggio di affrontare da vicino Perseo (comprensibile!) e gli scaglia un giavellotto; sbaglia però di nuovo mira (allora forse non è esattamente l’arma adatta a te amico) colpendo invece Ida “che inutilmente si era astenuto dal combattere e non si era schierato da nessuna delle due parti”. Vistosi quindi costretto a schierarsi, sceglie Perseo. Chissà come mai. “E stava per riscagliare l’arma, estrattasela dalle carni, ma si afflosciò su se stesso, svuotato di sangue”. Alla battaglia era presente anche Emazione, che troppo in la con gli anni per azzuffarsi “combatteva e aggrediva con la parola e inveiva contro quella battaglia sciagurata. Con le sue mani tremolanti abbracciava l’altare: Cromi, di spada, gli mozzò la testa, e la testa subito rotolò sull’altare e lì con la lingua mezza morta borbottò parole di maledizione ed esalò l’ultimo respiro in mezzo al fuoco”. OK BOOMER. Il figlio di Lampeto, più adatto a suonare che a combattere (un piccolo Jaskier), infatti era stato chiamato al matrimonio per allietare con il canto i commensali (quindi era un cantante neomelodico?), stava in disparte con in mano il “plettro inoffensivo”. Pèdaso gli si rivolge con scherno dicendogli “«canta il resto alle ombre dello stige!», E gli cacciò un pugnale nella tempia sinistra.” Ma con quale cattiveria? Ma perché? “Lui cadde, e con le dita morenti tornò a sfiorare le corde della cetra: ne uscì, per caso, un funebre concerto.” Licorma furibondo per l’accaduto sbatte sulla nuca di Pèdaso una spranga di quercia e quello crolla a terra. Fair enough.

Pelato tenta anche lui di crearsi una spranga togliendola dallo stipide sinistro (Come fa a stare ancora in piedi quella porta?), ma Corito colpisce con la lancia la sua testa e la inchioda al legno. Dorilla, ricchissimo di campi (latifondista?) viene ucciso da un ferro che gli si conficca nell’inguine, “punto mortale quello” ci tiene a precisare Ovidio. “Come lo vide rantolare e stravolgere gli occhi, il suo feritore, Alcioneo di Bratta, gli disse: «Di tanti terreni, tieniti questo pezzetto su cui giaci!», e lo lasciò cadavere”. (Rivoluzione comunista? Compagno Alcioneo?) Anche lui viene però ucciso male con una lancia che “conficcatasi in mezzo al naso, essa rispuntò fuori dalla nuca, sporgendo sia davanti che dietro”. Ma Ovidio è andato a prendere appunti sui campi di battaglia? O è tutto opera della sua fantasia? Poi oh, dicono che i videogiochi son violenti.

“E tuttavia non siamo ancora a niente”. AH. Ovidio ma tutto ok? Tutti provano a far fuori Perseo, che dalla sua ha giusto i suoceri e la sposa che si limitano a piangere. “I dardi volano più fitti di una tempesta di grandine, lo sfiorano a destra e a sinistra, gli sfiorano gli occhi e gli orecchi. Egli allora si appoggia di schiena alla pietra di una grande colonna, e con le spalle al sicuro e la faccia rivolta alle schiere che avanzano, sostiene l’urto”. Viene attaccato da ogni parte; si sbarazza di Molpeo colpendolo a una gamba, mentre Echemmone tenta di colpirlo al collo. Sbaglia però lo slancio e rompe la spada sbattendola contro la colonna, la lama schizza via e gli si conficca in gola. I’m like “Oh my god, I think it’s karma”. Sa anche un po’ di Final destination. La ferita non basta ad ucciderlo e Perseo lo finisce con la scimitarra. “Quando vide però che il valore rischiava di soccombere al numero, disse Perseo: «Poiché mi ci costringete voi stessi, mi farò aiutare da una nemica! Si volti dall’altra parte chi per caso mi è amico!» E tirò fuori la testa della Gorgone”. Amo ma non ci potevi pensare prima? Tutti i suoi nemici vengono trasformati in pietra, e anche un amico Aconteo. Finalmente Fineo si pente della cazzata che ha fatto e chiede perdono: “Non è stato l’odio e il desiderio del trono a spingermi a far guerra; è per la sposa che ho preso le armi. Tu avevi il merito dalla tua; io, dalla mia, la priorità. (E se pensasse un po’ anche lei?) Mi pento di non aver ceduto. Non lasciarmi, o fortissimo, nulla di più che questa vita. Prenditi tutto il resto”. Perseo però non si fa impietosire e lo trasforma in una statua con “una faccia spaventata, uno sguardo implorante, le mani protese e un’aria umiliata”.

Penteo torna con la moglie nella sua città natale dove trasforma in pietra anche Preto per vendicare il nonno Acriso, che era stato scacciato con le armi dal fratello. Questioni familiari non meglio specificate da Ovidio, noi le prendiamo per come vengono. Polidecte, re di Serifo, non era ancora convinto che le storie sul giovane fossero vere e preso da un odio assurdo sfidò Perseo a mostrargli la testa di Medusa, non credendo nel suo potere. Il finale ve lo potete ben immaginare. Pallade aveva seguito il fratello fin qui, ma ora decide di dirigersi sull’Elicona, dove abitano le Muse, perché era curiosa di vedere la fonte creata dal cavallo alato nato da Medusa. (Pegaso, ma non inteso come l’elisoccorso) Atena ammira la polla e i luoghi che la circondavano; dice che le muse devono essere felici di abitare in un luogo così bello. Una di loro risponde che sì, sono felici, ma che poco tempo prima erano state turbate da Pireneo. Lui con i suoi soldati aveva occupato ingiustamente Daulide e le campagne della Focide. Le Muse dovendo passare per quei luoghi per recarsi sul Parnaso erano state invitate dall’uomo nella sua dimora per ripararsi dalla pioggia. Avevano accettato l’invito, ma Pireneo chiuse le porte tenta di violentarle. SONO 9, con quale coraggio? Loro fuggono mettendo le ali e lui in preda alla follia decide di seguirle ma “da quell’altezza, cadde sulla faccia e si sfracellò il cranio contro il suolo, macchiandolo, moribondo, del suo sangue scellerato”. Pensavate che lo splatter fosse finito? E invece!

Mentre la musa parla si sente un frullio d’ali e dei saluti: nove gazze si erano posate sui rami e si lamentavano del loro destino. La musa spiega che una volta erano nove sorelle che erano state trasformate in uccelli per aver perso una gara. Infatti avevano sfidato le muse nel canto e se avessero vinto le avrebbero cacciate da quei luoghi. Le ninfe vengono chiamate a fare da giudici. “Vergogna era gareggiare, ma ancor più vergogna, ci parve, non accettare”. Una delle sorelle comincia a cantare della guerra tra dei e giganti, glorificando quest’ultimi e screditando gli dei. Finito di cantare è il turno delle muse. “ma forse tu hai da fare e non hai tempo di ascoltare quello che cantammo?” chiede la musa ad Atena, che però risponde di voler sapere la fine della storia.

Noi invece abbiamo da fare, quindi vi lasciamo con la suspance fino alla prossima puntata. Zan zan zaaaaan. Ciao raga.

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